Meno disoccupati o meno lavoratori?

da | Feb 23, 2026 | Change Management, Strategia & Direzione, Temporary Management

Disoccupazione in calo in Italia, ma sempre più italiani lavorano all’estero

I numeri ISTAT 2025

Negli ultimi anni il mercato del lavoro italiano ha mostrato segnali di miglioramento.

Secondo i dati dell’ISTAT, nel 2025 il tasso di disoccupazione è sceso intorno al 5,6%, uno dei livelli più bassi registrati negli ultimi vent’anni.

Il numero complessivo degli occupati ha raggiunto circa 24,1 milioni di persone, il valore più alto da quando esistono le serie statistiche moderne.

A prima vista si tratta di un segnale incoraggiante: più persone lavorano e meno persone risultano disoccupate.

In cinque anni la disoccupazione è scesa di quasi quattro punti percentuali e il numero di occupati è cresciuto di oltre 1,3 milioni di persone. Si tratta di un risultato reale e misurabile. Ma non è l’unico fenomeno che sta influenzando il mercato del lavoro.

Per comprendere davvero l’evoluzione del mercato del lavoro italiano, è necessario osservare il fenomeno in modo più ampio.

Il dato che spesso viene ignorato: l’emigrazione

Accanto alla crescita dell’occupazione si registra un’altra dinamica significativa: l’aumento degli italiani che scelgono di trasferirsi all’estero.

Secondo i dati dell’ISTAT sulle migrazioni internazionali, nel 2024 circa 191.000 persone hanno lasciato l’Italia.

Di queste, oltre 156.000 erano cittadini italiani.

Il dato è in forte crescita rispetto all’anno precedente ed è uno dei livelli più elevati registrati negli ultimi decenni. Se si osserva il fenomeno su un periodo più lungo, emerge una tendenza strutturale.

Negli ultimi anni circa 150.000 italiani all’anno si trasferiscono all’estero.

Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, oggi oltre 6,4 milioni di cittadini italiani risultano residenti fuori dal paese.

Si tratta di quasi un italiano su nove.

Chi sono gli italiani che partono

Il fenomeno migratorio contemporaneo è molto diverso rispetto alle grandi migrazioni del passato. Una parte rilevante degli italiani che si trasferiscono all’estero appartiene alle fasce più attive della popolazione.

Le analisi demografiche mostrano che molti emigrati:

hanno tra i 25 e i 39 anni

possiedono titoli di studio medio-alti

lavorano in settori professionali qualificati

Questo significa che una quota significativa della mobilità riguarda capitale umano giovane e qualificato.

Il mercato del lavoro visto nel suo insieme

Per comprendere il funzionamento del sistema è utile osservare l’intero quadro.

Secondo le rilevazioni ISTAT più recenti:

occupati: circa 24,1 milioni

disoccupati: circa 1,3 milioni

emigrati: circa 150.000 italiani si trasferiscono all’estero

inattivi: circa 13 milioni. Cioè individui tra i 15 e i 64 anni che non lavorano e non cercano lavoro. 

Il tasso di inattività si colloca intorno al 33-34% della popolazione in età lavorativa. Questo significa che una persona su tre in età lavorativa non partecipa al mercato del lavoro.

Cosa significa davvero per le imprese

Negli ultimi anni il mercato del lavoro italiano ha mostrato segnali di miglioramento. Il numero di occupati ha raggiunto livelli record e il tasso di disoccupazione è sceso sotto il 6%.

Tuttavia, per comprendere davvero la traiettoria dell’economia italiana, non è sufficiente osservare un solo indicatore.

Accanto alla crescita dell’occupazione restano infatti due fenomeni strutturali che incidono profondamente sull’equilibrio del mercato del lavoro: un livello di inattività ancora molto elevato e un flusso costante di italiani che scelgono di trasferirsi all’estero.

Negli ultimi anni oltre 12 milioni di persone in età lavorativa non partecipano al mercato del lavoro, mentre circa 150.000 italiani ogni anno si stabiliscono fuori dal paese.

Questo significa che la lettura dei dati richiede una prospettiva più ampia.

Il calo della disoccupazione rappresenta certamente un segnale positivo, ma il vero indicatore della vitalità di un sistema economico è la sua capacità di trattenere competenze, attrarre talenti e offrire opportunità sufficientemente solide da rendere conveniente costruire il proprio futuro nel paese.

Per questo motivo il tema del lavoro non riguarda soltanto il numero di posti disponibili, ma anche la qualità delle opportunità economiche e la capacità del sistema produttivo di generare prospettive di crescita nel lungo periodo.

È su questo equilibrio tra partecipazione, mobilità e sviluppo che si giocherà una parte importante del futuro economico dell’Italia.

Alla fine, la vera domanda non è se la disoccupazione stia diminuendo.

La domanda è quante persone scelgono di costruire il proprio futuro economico in Italia.

Se il numero degli occupati cresce ma una parte significativa della popolazione attiva resta inattiva o decide di trasferirsi all’estero, il miglioramento degli indicatori rischia di raccontare solo una parte della realtà.

Perché la vitalità di un’economia non si misura soltanto dal numero di posti di lavoro esistenti, ma dalla capacità di offrire opportunità sufficientemente attrattive da trattenere talento, competenze e capitale umano.

Fonti
Elaborazioni su dati ISTAT (Occupati e disoccupati, Migrazioni internazionali),
Eurostat – Labour Market Statistics, Fondazione Migrantes – Rapporto Italiani nel Mondo.

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Ciao, sono Vincenzo Mele.
Mi occupo di strategia aziendale, processi e sviluppo commerciale. Nel tempo ho affiancato aziende in percorsi di crescita, riorganizzazione e rilancio commerciale; lavorando su vendite, modelli di business e integrazione di tecnologie.

Scrivo per condividere ciò che vivo ogni giorno sul campo: idee, strumenti e riflessioni che possano essere utili a chi sta affrontando sfide simili.

Il mercato del lavoro italiano sta cambiando più velocemente di quanto sembri.

Visioners supporta imprenditori e manager nella definizione di strategie di crescita, digitalizzazione e trasformazione organizzativa.

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