Imprese in Italia: aperture e chiusure nel 2025

da | Feb 16, 2026 | Temporary Management, Advisory Board & Governance, Strategia & Direzione

Nel 2025 in Italia sono nate oltre 320.000 imprese. Ma quasi 270.000 hanno chiuso.

La demografia imprenditoriale

Ogni anno in Italia centinaia di migliaia di persone decidono di avviare un’impresa. Allo stesso tempo, centinaia di migliaia di attività cessano la propria operatività.

Dietro questi numeri non c’è solo una dinamica statistica. C’è il movimento reale dell’economia, fatto di tentativi imprenditoriali, trasformazioni dei mercati e cambiamenti nei modelli di business.

Analizzare la demografia delle imprese, cioè il rapporto tra aziende nate e aziende cessate, permette di comprendere con maggiore chiarezza come sta evolvendo il sistema produttivo italiano.

I numeri del 2025: più imprese nate che chiuse

Secondo i dati ufficiali elaborati da Unioncamere e InfoCamere attraverso il sistema Movimprese, nel 2025 in Italia:

sono state iscritte 323.533 nuove imprese

hanno cessato l’attività 266.934 imprese

Il saldo tra aperture e chiusure è quindi positivo per circa 56.600 imprese.

Nel complesso il numero totale di imprese registrate nel Registro delle Imprese ha raggiunto circa 5,85 milioni, con una crescita dello 0,96% rispetto all’anno precedente.

Si tratta di un risultato significativo, perché conferma una certa capacità di rigenerazione del sistema imprenditoriale, anche in un contesto economico caratterizzato da inflazione, aumento dei costi finanziari e incertezza geopolitica…Questa interpretazione, tuttavia, deriva da una lettura superficiale del dato. Se si osserva il fenomeno nel tempo e nel suo complesso emerge una dinamica diversa.

Il trend degli ultimi anni

Osservando l’andamento degli ultimi cinque anni emerge una dinamica che merita attenzione. Il numero di nuove imprese si è mantenuto relativamente stabile, oscillando tra 310.000 e 330.000 nuove attività all’anno.

Allo stesso tempo il numero di cessazioni rimane molto elevato, con valori che negli ultimi anni si collocano tra 250.000 e quasi 290.000 imprese chiuse ogni anno.

Questi numeri indicano che il sistema imprenditoriale italiano è caratterizzato da un turnover estremamente elevato, con centinaia di migliaia di imprese che entrano e escono dal mercato ogni anno.

Il saldo tra imprese nate e imprese cessate nel 2025 è positivo. Tuttavia questo dato, preso isolatamente, non basta per descrivere lo stato reale del sistema produttivo.

Ogni anno infatti oltre un quarto di milione di imprese esce dal mercato.

Il saldo positivo deriva quindi da una dinamica di sostituzione tra imprese che nascono e imprese che cessano l’attività, piuttosto che da una vera espansione del sistema economico.

In altre parole, il sistema imprenditoriale italiano appare caratterizzato più da un continuo ricambio che da una crescita strutturale della base produttiva.

Un modo efficace per leggere questa dinamica è osservare il saldo netto tra aperture e chiusure.

Il dato evidenzia una riduzione significativa rispetto al 2021, anno in cui il saldo tra imprese nate e cessate aveva superato le 86.000 unità.

Negli anni successivi il saldo si è progressivamente ridotto, segnalando una minore capacità del sistema economico di generare nuove iniziative imprenditoriali rispetto al numero di attività che cessano.

Un sistema dominato da microimprese fragili

La maggior parte delle imprese che cessano l’attività presenta caratteristiche molto simili. Si tratta quasi sempre di: ditte individuali, attività con uno o due addetti e imprese con bassi livelli di capitalizzazione

Secondo le analisi sulla demografia imprenditoriale, circa un’impresa su tre chiude entro i primi cinque anni di vita.

Questo dato evidenzia come il sistema imprenditoriale italiano sia caratterizzato da un’elevata frammentazione e da una presenza molto diffusa di attività economiche di piccole dimensioni, spesso esposte a rischi elevati e con margini limitati.

L’aumento delle insolvenze

Un ulteriore segnale di tensione nel sistema produttivo arriva dall’andamento delle insolvenze.

Secondo il Global Insolvency Report 2025 di Allianz Trade, in Italia sono state registrate circa 13.000 insolvenze aziendali, con un aumento di circa il 35% rispetto all’anno precedente.

Tra i fattori che stanno mettendo sotto pressione le imprese figurano: aumento dei tassi di interesse, costi energetici e produttivi più elevati, riduzione dei margini operativi e difficoltà di accesso al credito per le piccole imprese.

In questo contesto molte aziende, soprattutto di dimensioni ridotte, faticano a sostenere i costi operativi e a mantenere la propria competitività.

Nel lungo periodo il sistema imprenditoriale italiano sta vivendo una trasformazione significativa.

Aumenta il peso delle società di capitali e delle imprese più strutturate, mentre una parte consistente delle microattività tradizionali fatica a sopravvivere.

Tuttavia questo processo di trasformazione non appare accompagnato da una vera espansione dell’imprenditorialità. Il numero di nuove imprese tende infatti a ridursi, mentre il numero di cessazioni rimane molto elevato.

Il risultato è un sistema economico che non mostra una forte capacità di crescita, ma che appare piuttosto impegnato in un processo di lenta riorganizzazione.

Conclusioni: Leggere i dati oltre le apparenze

Il saldo tra imprese nate e imprese cessate viene spesso utilizzato come indicatore della vitalità di un sistema economico. Un saldo positivo viene generalmente interpretato come segnale di dinamismo e capacità di rigenerazione del tessuto imprenditoriale.

Tuttavia, una lettura più attenta dei dati suggerisce una prospettiva diversa.

Negli ultimi anni il sistema imprenditoriale italiano continua a registrare ogni anno centinaia di migliaia di cessazioni di attività, mentre il numero di nuove imprese mostra una tendenza progressivamente decrescente rispetto ai livelli raggiunti in passato. Questo significa che, pur mantenendosi formalmente positivo, il saldo tra aperture e chiusure non racconta pienamente la reale dinamica del sistema produttivo.

La riduzione della natalità imprenditoriale, combinata con un’elevata mortalità delle imprese di piccola dimensione, indica un tessuto economico che fatica a rinnovarsi e a generare nuove iniziative con sufficiente continuità.

Più che una vera rigenerazione del mercato, i dati sembrano descrivere un sistema produttivo che sta lentamente perdendo capacità imprenditoriale, mentre una parte significativa delle attività esistenti esce progressivamente dal mercato.

Comprendere queste dinamiche è essenziale per interpretare correttamente lo stato dell’economia italiana. La demografia delle imprese non è soltanto una statistica amministrativa, ma uno degli indicatori più chiari della salute di un sistema economico e della sua capacità di generare sviluppo nel medio e lungo periodo.

Fonti 
Unioncamere – InfoCamere, Movimprese
Cribis – Osservatorio demografia imprese
Allianz Trade – Global Insolvency Report

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Ciao, sono Vincenzo Mele.
Mi occupo di strategia aziendale, processi e sviluppo commerciale. Nel tempo ho affiancato aziende in percorsi di crescita, riorganizzazione e rilancio commerciale; lavorando su vendite, modelli di business e integrazione di tecnologie.

Scrivo per condividere ciò che vivo ogni giorno sul campo: idee, strumenti e riflessioni che possano essere utili a chi sta affrontando sfide simili.

Comprendere i dati è il primo passo per prendere decisioni migliori.

Se vuoi analizzare come queste dinamiche stanno influenzando il tuo settore o la tua impresa, incontriamoci.

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