L’organigramma che non c’è
L’organigramma è una di quelle cose che tutti hanno, pochi usano e quasi nessuno aggiorna.
Lo Strumento
Un organigramma serve a una cosa sola: evitare che le stesse decisioni vengano prese tre volte da tre persone diverse.
Se questo non succede, è sbagliato.
Anche se poco utilizzato è uno dei pochi strumenti che rendono visibile come un’azienda assume le decisioni e agisce.
In molte PMI l’organigramma non esiste. O meglio: esiste, ma non è mai stato dichiarato.
C’è chi decide, chi risolve problemi, chi coordina gli altri, chi è diventato un riferimento naturale. Tutti lo sanno. Nessuno lo ha mai ufficializzato. Il risultato è una struttura invisibile che funziona finché le persone giuste restano al loro posto. Poi, appena qualcosa cambia, iniziano le frizioni.
Parlare di organigramma non significa introdurre burocrazia.
Significa rendere esplicito ciò che oggi è implicito.
Un organigramma non è un disegno con delle caselle È la rappresentazione di come un’azienda prende decisioni, distribuisce responsabilità e gestisce il lavoro quotidiano.
Non racconta solo chi risponde a chi.
Racconta chi ha spazio per agire, chi lo ha conquistato nel tempo e chi invece resta in attesa di indicazioni.
Nelle PMI spesso l’organigramma non viene formalizzato perché “ci conosciamo tutti”. Il problema è che la conoscenza informale funziona solo finché l’azienda è piccola, stabile e immutabile. Quando crescono i clienti, i progetti o le persone, l’assenza di una struttura chiara inizia a pesare. E il vero caos inizia quando iniziano le tensioni e i problemi.
Dove nascono i conflitti più frequenti
1. Ruoli reali, ma non riconosciuti
In molte aziende ci sono persone che, senza un titolo ufficiale, si sono ritagliate uno spazio. Hanno preso decisioni, gestito relazioni, risolto criticità. Sono diventate punti di riferimento di fatto, ma non di diritto.
Questo crea una prima frattura:
la responsabilità esiste, ma non è riconosciuta. E quando non è riconosciuta, prima o poi diventa un problema.
Chi si è preso spazio rischia di sentirsi sovraccaricato o poco tutelato. Chi sta intorno non sa fin dove può spingersi. La direzione continua a intervenire dove non dovrebbe, semplicemente perché nessuno ha mai detto chiaramente “qui decide questa persona”.
2. Colli di bottiglia: quando tutto passa sempre dagli stessi
Un altro effetto tipico dell’assenza di organigramma è il collo di bottiglia.
Le decisioni rallentano, non perché siano complesse, ma perché devono passare sempre dalle stesse persone.
Spesso è l’imprenditore. A volte è una figura storica dell’azienda. In altri casi è semplicemente chi “sa come si fa”. Il risultato è prevedibile: sovraccarico, ritardi, frustrazione diffusa. Senza una struttura chiara, nessuno osa decidere fino in fondo. E chi potrebbe farlo, non viene mai legittimato a farlo davvero.
3. la Procrastinazione
Quando i ruoli non sono formalizzati, le priorità diventano negoziabili ogni giorno. I confini tra le funzioni si sovrappongono. I conflitti non esplodono subito, ma restano latenti, pronti a emergere nei momenti di stress.
Anche l’ingresso di nuove persone diventa complicato: chi arriva non capisce chi fa cosa, a chi rivolgersi, chi decide. Serve sempre qualcuno che “spieghi come funziona”, perché il funzionamento non è mai stato scritto da nessuna parte.
Le Tipologie di Organigramma
Organigramma Funzionale
È il modello più semplice e anche il più diffuso.
Le persone sono organizzate per funzione: commerciale, produzione, amministrazione, marketing, etc.
Funziona bene quando l’azienda ha bisogno di ordine, stabilità e responsabilità chiare. Aiuta a separare i problemi e a evitare che tutto si mescoli. Diventa meno efficace quando la collaborazione tra funzioni è continua e le decisioni devono essere rapide.
Organigramma Divisionale
Qui l’azienda si divide per prodotti, mercati o aree geografiche. Ogni divisione ha una propria autonomia e una propria responsabilità sui risultati. È una struttura che nasce quando la complessità cresce e una sola linea decisionale non basta più. Funziona se esiste una direzione capace di tenere insieme le parti, senza soffocarle.
Organigramma a matrice
È la struttura più complessa e anche la più delicata. Le persone rispondono a più linee: una funzionale e una di progetto. La matrice amplifica tutto: collaborazione, velocità, ma anche conflitti e ambiguità. Non risolve problemi di leadership o di chiarezza. Li rende solo più evidenti.
Conclusioni
Nellelle PMI l’organigramma non manca perché non serve. Manca perché mettere ordine significa prendere posizione.
Formalizzare i ruoli vuol dire riconoscere responsabilità, togliere ambiguità, accettare che non tutto debba passare sempre dalle stesse persone. È una scelta organizzativa, ma prima ancora culturale.
La buona notizia è che non è mai troppo tardi per farlo.
Un organigramma non è una fotografia definitiva, ma una mappa che può essere aggiornata, corretta, migliorata nel tempo.
Non crea da solo un’azienda che funziona. Ma quando viene messo nero su bianco, rende finalmente visibile e aiuta a far riflettere ciò che già funziona e ciò che può funzionare meglio.
About the Author
Ciao, sono Vincenzo Mele.
Mi occupo di strategia aziendale, processi e sviluppo commerciale. Nel tempo ho affiancato aziende in percorsi di crescita, riorganizzazione e rilancio commerciale; lavorando su vendite, modelli di business e integrazione di tecnologie.
Scrivo per condividere ciò che vivo ogni giorno sul campo: idee, strumenti e riflessioni che possano essere utili a chi sta affrontando sfide simili.
L’organigramma della tua azienda esiste già. Solo che non è mai stato scritto.
Rendere visibile l’organigramma cambia più cose di quanto sembri.
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